Tour in Germania

Ricordo la mia prima tournée con il complesso internazionale Gen Rosso in Germania. Ci eravamo preparati per cantare in tedesco, anche le presentazioni…tutto in tedesco e… a memoria!

Benedict della Svizzera e Manfred  della Germania dovettero esercitare la pazienza per insegnarci a pronunciare dei suoni nuovi e difficili per alcuni di noi, come per me! Ma avevamo poco più di 20 anni e, a quell’età, s’impara perfino a parlare in tedesco a memoria …

Sul tetto del mitico pullman. Anche se non ci crederete io sono el secondo di destra, accanto al chitarrista.

Quando, però, eravamo in viaggio sul nostro pullman da Loppiano (località vicino a Firenze) verso la Germania, ci è venuta una grande apprensione, perché una cosa era ripetere come dei pappagalli canzoni e presentazioni, altra, ben diversa, cercare di comunicare con le persone. Come fare?

Uno di noi ha avuto un’idea geniale: “Impariamo dieci frasi basilari intanto… per cavarcela…”. Una proposta rasserenante.

“Ich bin Gustavo aus Argentinien” (Sono Gustavo dall’Argentina),  “Wie heist du?” (come ti chiami?), “Wie geht es dir?” (come stai?), “Ich habe Hunger” (ho fame) … E una frase appositamente pensata per, quando alla fine del concerto, le persone venivano a salutarci: “Du bist zufrieden mit die vorstellung?” (ti è piaciuto lo spettacolo?) … Ci si riempiva la bocca al pronunciarla, senza respirare! Dava a tutti noi la sensazione di sapere il tedesco …

Così siamo arrivati ad Amburgo, bella città del nord della Germania dove avevamo il primo concerto. Siamo stati accolti in un teatro colmo di gente e il concerto è stato seguito, con grande emozione, da tutti gli spettatori. Alla fine, e, come ogni volta dopo gli spettacoli, tante persone volevano salutarci.

Manfred, in primo piano.

Al primo che mi si è avvicinato, ho lanciato sicuro la domanda: “Wie heist due?”. Wilfried, mi ha risposto. Poi, subito: “Und du?”, ha chiesto. “Ich bin Gustavo aus Argentinien” … E così, ho continuato con le frasi che avevo imparato. Wielfried parlava con entusiasmo ed io, guardando la sua faccia, alternavo un “ja” o un “nein”… Finché il tono della sua voce è diventato confidenziale e così sono rimasto muto, preso dal timore di rispondere un “si” o un “no” fuori posto. Ho deciso allora di ascoltarlo fino in fondo, anche se non capivo nulla; ma … non avevo altra possibilità. Era, infatti, troppo tardi ormai per spiegargli (e come avrei fatto?) che il poco che riuscivamo a dire, l’avevamo imparato a memoria. Per fortuna è passato acanto a noi Manfred. L’ho fermato, ho fatto le presentazioni, e li ho lasciati a parlare.

Il ritorno all’albergo, nel pullman, era sempre molto divertente. Avevamo bisogno di scaricare la tensione vissuta e ridevamo di gran voglia, ricordando le situazioni buffe, avvenute durante il concerto. Io ero curioso di sapere cosa aveva detto il giovane Wilfried a Manfred. Sono andato da lui e gliel’ho chiesto. “Quale Wilfried?”, ha esclamato. Mi sono sforzato di farglielo ricordare, tra tanta gente che si ammucchiava per salutarci. E, ad un certo momento ha esclamato: “Ah, sì, ora lo ricordo!”. “E che cosa ti ha detto?”, ho domandato curioso. “Ha detto che aveva già raccontato tutto a te e se n’è andato molto contento”, mi ha risposto Manfred, spiazzandomi.

E’ stata una delle prime volte che ho scoperto che, più di tante risposte, abbiamo tanto bisogno di essere ascoltati.

Gustavo E. Clariá

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Informazioni su Gustavo Clariá 71 Articoli
Nato a Códoba, Argentina, nonno piemontese, economista, comunicatore, scrittore. Ho vissuto la metà della mia vita in Europa (Italia in particolare) e l'altra in America Latina. Giramondo, aperto alla conoscenza di altre culture. La unidad de la familia humana, en el respeto de la diversidad, es mi horizonte. Cerco, quindi, di vivere la mia giornata "costruendo rapporti" di concordia e di unità. Il mio contributo alla pace.

17 Commenti

  1. Ciao Gustavo,
    guardando la foto è ancora vivo il ricordo (era l’inizio degli anni 70 quando, partecipando al Congresso gen al centro Mariapoli di Rocca di Papa, ti sentii cantare quella bellissima canzone, travolgente, di cui non ricordo il titolo, ma soltanto alcune parole… “Ho sentito parlare di un uomo… ”
    Venivi dall’Argentina e avresti proseguito il tuo viaggio a Loppiano.
    È stato un periodo forte, travolgente come la tua canzone, che ha segnato la mia vita e che continua ancora oggi. Un cammino che ogni giorno si rinnova in quella totale fiducia in Lui che lo rende presente e vicino.
    Grazie! Per avermi fatto rivivere quei momenti.
    Un abbraccio grande e tutta la pienezza dell’unità. (Claudio, Italia)

  2. Hermosa experiencia Gusti, y muy bien relatada. Te ves aprendiendo hoy algunas palabras en japonés?
    Podrías escribir Confieso que he Vivido. Estás lleno de recuerdos y vivencias (Gerardo, Argentina)

  3. Grazie Gustavo esperienza umana forte e ricca di emozioni. Pensando a tanti ragazzi Ke oggi sn migranti e Ke superano reti e confini di Stato, queste emozioni possono indicare spunti di vita. GRAZIE (Stefano, Italia)

  4. “E’ stata una delle prime volte che ho scoperto che, più di tante risposte, abbiamo tanto bisogno di essere ascoltati.”. Ascoltare il doppio di quanto si è disposti a parlare! (Daniele, Italia)

  5. È sempre bello e istruttivo leggere le tue esperienze di vita, Gustavo! Grazie per la condivisione! Un abbraccio forte! 😊👍 (Gianni, Italia)

  6. Gracias muy bueno. Dios te bendiga. Tu hermano Carlos tenia un sentido del humor muy santo y creaba unidad entre los jovenes (Jorge, Mendoza)

  7. Gracias, para mi que es algo así, no se nadar, me tiro a la piscina pero no me hundiré… él me prestará un flotador. Grande (Julián, España)

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