Club “Gli Amici”

La
nostra casa aveva un grande giardino e, nel fondo, c’era un magazzino e un pollaio. Quando quest’ultimo smise di adempiere alla sua funzione, causa l’estinzione delle 5 galline che lo abitavano (estinzione legata ad una storia che racconterò un’altra volta), c’è venuta l’idea di utilizzarlo come sede di un club.

Un pollaio simile, in fondo al giardino.

Così ci siamo presentati a mio padre per chiedergli l’autorizzazione. Eravamo 4,  quelli che formavamo la comitiva che si presentò alla scrivania di mio babbo per fare la petizione. Lui accettò a condizione che prima venisse disinfettato il pollaio e che, poi, facessimo una pulizia a fondo. Eravamo strafelici! Avevo 12 anni e, con me, c’erano i  miei due fratelli più piccoli e altri 4 amici. E così abbiamo inaugurato il “Club i 7 amici”. Il numero veniva cancellato ogni volta che si aggiungeva un altro amico. Finché, vedendo che il numero dei “soci” continuava a crescere, abbiamo deciso, all’unanimità, di toglierlo. Si sarebbe chiamato semplicemente Club “Gli Amici”.  Credo che, complessivamente, siano passati dal club una cinquantina di ragazzi.

Abbiamo sostituito la maglia di fil di ferro del pollaio con dei tavoloni in legno inchiodati l’un l’altro, a mo’ di pareti, con uno di essi che si apriva abbiamo fatto la porta e, un buco, fungeva da finestra. Abbiamo dipinto il tutto di azzurro marino …
La
pulizia a fondo del cortile col pavimento di mattoni, dove cresceva un bell’albero di fichi, è stata una bella impresa! Abbiamo poi, messo un’asta con la bandiera del club. Aveva un fondo azzurro marino (si vede che ci piaceva quel colore!) con una stella gialla in centro. Alzavamo la bandiera prima di cominciare la riunione, ogni venerdì alle ore 18, quando presumibilmente avevamo concluso i compiti.

Con i miei compagni del San José. Sono il terzo da sinistra, nella penultima fila. Foto © Gustavo Clariá

Sono state tantissime le iniziative che abbiamo promosso, nonostante la nostra giovane età: campeggi, corse di macchinine, campionati di calcio, fiere per raccogliere fondi, concerti di chitarra, raccolte di libri e riviste per la biblioteca del club e di giocattoli per i bambini orfani …

Leggo l’adesione alla Congregazione Mariana. Foto © Gustavo Clariá

La
mia testa, durante le lezioni a scuola, era un frullatore di idee che cercavo di cacciare via come mosche per riuscire a seguire i miei insegnanti. Ma non vedevo l’ora di arrivare al club per comunicare le mie intuizioni ai miei amici e vedere insieme come realizzarle. Mi aiutava il fatto di aver partecipato ad alcuni gruppi sin da piccolo. Grazie alla mia mamma, a soli 7 anni facevo parte della Legione di Maria, poi della Congregazione Mariana (l’azzurro marino forse mi ricordava Maria?), sono stato Boy Scout quando avevo 11 anni e ho conosciuto il Movimento dei Focolari a 13 anni. Queste esperienze, senza rendermi conto, le ho trasmesse ai miei amici, tradotte in iniziative adeguate al nostro club.

Quando avevo 15 anni però, essendo arrivati i primi amori, il mio impegno nel club è entrato in crisi. Facevo fatica a farmi vedere dalle mie amiche, circondato da tanti ragazzi quasi tutti più giovani di me. E così l’intensa attività del club, pian piano, si arrestò, ma le belle esperienze vissute sono diventate parte di tutti noi.

Mi sono venute in evidenza, in seguito, alcune coincidenze con la scelta di vita che mi attendeva, quando ho deciso di giocarmi la vita per l’unità perché si realizzasse il sogno di Gesù: “Che tutti siano Uno”,  cioè il mondo una famiglia. Per prima cosa, il nostro saluto sottolineava l’unità, era “Gli amici sempre uniti!” seguendo lo stile boys scout. Oppure facevano parte del club amici di classe media, alcuni di famiglie ricche, e anche di quelle più umili: ma non c’era differenza tra noi, tutti erano candidati a far parte del club. Curiosamente, la bandiera tessuta a mano dalla nostra amata zia Chocha, era esattamente uguale a quella delle cittadelle dei Focolari; l’ho scoperto alcuni anni dopo. Un’altra simpatica: il nostro club è nato in un pollaio, come il primo focolare maschile a Trento …

Ma forse la più significativa è la frase che Chiara Lubich mi indicò  come programma di vita: quando, nel Vangelo di Giovanni, Gesù per la prima volta chiama “amici” i suoi compagni (Giov, 15,15). Amici di Gesù! Amicizie “in Cristo”. Vivere per generarle. C’è qualcosa di più bello?

Gustavo E. Clariá

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Pubblicato da Gustavo Clariá

Nato a Córdoba, Argentina, nonno piemontese, economista, comunicatore, scrittore. Ho vissuto la metà della mia vita in Europa (Italia in particolare) e l'altra in America Latina. Giramondo, aperto alla conoscenza di altre culture. L'unità, nel rispetto della diversità, della famiglia umana, è il mio orizzonte. Cerco, quindi, di vivere la mia giornata "costruendo rapporti" di concordia e di unità. Il mio contributo alla pace.

21 Risposte a “Club “Gli Amici””

  1. Grazie Gustavo riflessioni sulla ripresa “post covid” condivise e sagge. La Pandemia ha immesso in noi un senso di debolezza e paura verso in nemico invisibile ke poteva e puo colpire ognuno. Sembra tutto nuovo ed incerto cn dubbi sul futuro x la stessa incertezza di oggi. Sono certo che nel vivere bene il presente c’è la possibilità di costruire bene le basi socio economiche del futuro. Grazie bn week end Stefano

  2. Eh si Gustavo, speriamo davvero che questa pandemia ci renda migliori… anche noi abbiamo vissute le stesse sensazioni, adesso con la riapertura quasi totale sembra che la gente abbia subito dimenticato quel bisogno di fratellanza… Noi però continuiamo a crederci 😀💪👍

  3. Volevo solo dirti che è stata bella la storia del Club degli Amici. È una belissima storia d’infanzia. Potresti scrivere un libro Che raggiuge bambini e adolescente incoraggiandoli a realizzare i loro sogni. ( Te lo dico questo perchè da quando ero piccola leggevo molte storie di santi e cercavo d’ imitarli. Ancora Oggi cerco a rispecchiarmi in loro). Tuo libro sarà una ricca lettura di un autore che, alla luce dell’ideale dell’unità, certamente lo Spirito Santo gestirà le tue mani per scrivere ciò che Dio vuole.

  4. Bellissimo Giov grazie e quante coincidenze ……….!! Evidentemente tutto era già segnato per il tuo futuro ! 😃😃😎😎😷😜👋🏻👍🏻

  5. Che bello! Leggere le tue esperienze è molto bello! Riesci a cogliere sempre l’essenziale delle cose, Gustavo! Ogni racconto è molto intenso, grazie! 😊👍

  6. Gusti, qué hermoso! Realmente es increíble como lo has cerrado con las palabras bíblicas de la amistad, cuando Jesús los llama amigos. Divino! Además está una reconstrucción que me ha hecho recordar tantas cosashermosas. Un joyita, una perlita. Muy bueno Gusti! Cada vez mejor … me encantó!

  7. Hermosos recuerdos!!! Qué linda historia, verdaderamente la amistad con Jesús en medio se fortalece aún más.
    Un abrazo querido amigo

  8. che forte !!!!! pure noi avevamo un pollaio che ha dato luogo ad un piccolo palco dove facevamo delle scenete, un circo, ecc.
    ma a noi ci piaceva fare la guerra con delle fionde, però mai con dei sassi, ma piuttosto dei semi che erano morbidi quindi non facevano male.
    Si giocava al pallone con tutti i vicini. Ed ho conosciuto Chiara Lubich alla stessa età. 13 (il numero porta fortuna in Brasile 🙂 )

  9. Qué bueno tu escrito!!! Antes de que explicaras la coincidencia de la bandera azul con la estrella yo ya la había advertido. Y realmente cuántos signos. Es una experiencia infantil muy bonita!! Pienso que es un material adecuado de lectura para los chicos en la escuela..,como docente pensé en eso. Lo publicaste en Ciudad Nueva? Tenés que pensar en un libro donde recopiles todos estos escritos y son espectaculares como material de formación y lectura en las escuelas. Yo me ofrezco como presentadora de tu libro!

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